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Io penso che, in tesi generalissima, il recensire si possa allineare come quarto ai tre compiti impossibili di cui parla Freud: ma, dopotutto, si governa, si educa, si fa psicoanalisi e si recensisce; pur sapendo che il compito è solo asintoticamente rivolto verso la “resa” (come per le traduzioni; e per qualsiasi Deutung). In questo caso, nel caso cioè del bel libro di G. Sassanelli il compito del recensire è gravato dal rammarico di non aver provveduto con la sollecitudine che il testo meritava, e merita.
Ad attenuare il rammarico — che concerne i lettori non meno dell'autore — valga questo primo commento: il recensore si è trovato alle prese, oltreché con personali motivi d'indugio, anche con la tessitura del libro, che, per essere un libro importante non può che porsi come di non agevole lettura. Come “prendere” questo “non agevole”? È presto detto: in senso buono. Io penso che l'accostamento