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Questo libro è frutto di una lunga collaborazione clinica e terapeutica degli autori, inseriti nel contesto scientifico ed ideologico della cosiddetta “école de Génève” di psichiatria infantile (della quale fanno parte maestri come J. Ajuriaguerra, R. Diatkine, G. Garrone, B. Cramer) e, come leggiamo nella introduzione, esso è dentro una linea di pensiero caratterizzata dall'integrazione di dati clinici e fenomenologici con le concettualizzazioni psicoanalitiche che si sono succedute da Freud in poi, in particolare con gli apporti di M. Klein.
La prefazione è di R. Diatkine, il quale — oltre a mettere in luce l'importanza, “anche se è già stato scritto tutto”, di scrivere ancora sulle psicosi infantili allo scopo di comprendere meglio lo sviluppo mentale del bambino ed il destino delle psicosi — elogia i contributi dei due autori, che non sono caduti in uno sterile eclettismo od in uno sfoggio di erudizione sul tema, ma hanno tentato insieme “una costruzione teorica coerente ed unicista”.
Nella prima parte, dedicata alla clinica, viene proposta una classificazione diagnostica operativa, che poggia su dei criteri fenomenologici e dinamici e sul carattere evolutivo dei vari quadri clinici; proprio questo intreccio rende lo sforzo nosologico — del quale forse non si sentiva molto il bisogno, dopo tante classificazioni da S. De Santis in poi — così ricco ed articolato da permettere di raggiungere con sufficiente chiarezza dei quadri clinici relativamente semplici, non rigidi, atti a formulare una diagnosi sia al momento di una prima consultazione sia per una valutazione dei risultati di vari interventi terapeutici anche di lunga durata: una guida insomma, un orientamento nella babele dei linguaggi per il già numeroso stuolo di psicoterapeuti infantili.
Gli autori giungono a definire nella loro classificazione operativa