You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La teoria psicoanalitica della relazione degli oggetti interni e la teoria del Sé conseguenziale, quale Wisdom (1962) e Grinberg (1976) l'hanno elaborata (sul modello kleiniano), costituiscono le fondamenta su cui poggia il concetto di oggetti mentali introiettati, rappresentati, coltivati e accresciuti. Essi, posti in relazione fra loro e le parti del Sé, costituiscono il patrimonio e l'equipaggiamento mentale della personalità.
La crescita del bambino verso il mondo adulto consiste nella costruzione di quello che chiamiamo “mondo interno”. La costruzione della funzione simbolica costituisce la precipua qualità umana di un pensiero che può contare su rappresentazioni interne (identificazioni introiettive) che configurano gli oggetti concreti reali e che con essi permettono una relazione realistica. La figura dell'analista è all'inizio dell'analisi posta nella posizione pre-introiettiva: è l'analista che pensa, è l'analista che non deve mai abbandonare il suo “paziente-bambino” “è l'analista che deve elaborare e far elaborare”.
Il concetto di fusione così spesso ricorrente nella letteratura psicoanalitica è in genere riferito tout-court alla fantasia di essere un tutt'uno con la madre.
Gli autori [e rimando alla rivista sintetica che propone Grinberg (1976) in La teoria dell'identificazione] descrivono sommariamente questo stato di fusione che è considerato relativo a fasi molto primitive. Si può notare come i concetti di identificazione