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Questo articolo è la sintesi di un lavoro svolto in gruppo dai sei autori nel corso di due anni di incontri e discussioni ad argomento sia teorico che clinico.
Il gruppo di lavoro si è formato sotto un vertice che vede nella psicoanalisi una disciplina scientifica che studia e utilizza una attività naturale e spontanea degli esseri umani.
L'ipotesi è che la “funzione psicoanalitica della mente” (Hautmann, 1981), da noi intesa come capacità di entrare in relazione con l'altro e nello stesso tempo riflettere su di sé, abbia le sue radici in una tendenza all'alterità presente fin dalla nascita, anche se in modo primitivo; e che tale funzione naturale sia capace di svilupparsi. Non per la sua esistenza ma per il suo sviluppo è fondamentale il rapporto che viene a crearsi tra il bambino e l'ambiente di allevamento.
Nell'uomo alla nascita esisterebbe dunque una potenziale, primitiva tendenza alla “oggettualizzazione”. Questa ipotesi, punto di partenza del nostro lavoro, deriva da un modo di concepire il mondo interno e il funzionamento mentale che utilizza osservazioni cliniche ed elaborazioni metapsicologiche successive rispetto alla concezione strutturale di Freud del 1922.
Parlare di tendenza innata alla oggettualizzazione significa riconoscere nel mondo interno non tanto la presenza di istanze o strutture (Io - Es - Superio), quanto la presenza attuale o futura di “oggetti”