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Questa nota nasce dalle riflessioni che mi sono venute alla mente in due recenti occasioni: la mia recensione all'edizione italiana del libro di R. Greenson Esplorazioni psicoanalitiche(1) che contiene uno scritto ormai storico del 1968 “La disidentificazione dalla madre: sua particolare importanza per il maschietto”, e la Week-end Conference dell'ottobre scorso della Società Britannica che aveva per tema “Sessualità maschile e transfert”(2).
Più volte nei lavori scientifici (Campbell, Glasser), ma soprattutto nella discussione, è stato affrontato il problema della cosiddetta “disidentificazione dalla madre” nel processo di sviluppo e nell'acquisizione dell'identità di genere dell'uomo; e quasi sempre c'è stato un sostanziale e più volte esplicitamente dichiarato accordo con le concettualizzazioni espresse da Greenson quasi venti anni fa.
Brevemente, ricorderò che Greenson partiva dalla tesi di Freud secondo cui la bambina deve elaborare due importanti aree conflittuali dalle quali il maschio è esente: cambiare zona erogena dalla clitoride alla vagina e cambiare oggetto d'amore dalla madre al padre.
Ma — osserva Greenson — “… il bambino, per poter raggiungere un sano senso di mascolinità, deve sostituire il suo oggetto