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Edgar Ende, pittore surrealista, può guardare con soddisfazione le opere del figlio Michael, che nel romanzo “Storia Infinita” realizza un avvincente collage di realtà, fantasia, comics, fantascienza, simboli a scatole cinesi e affettuose rappresentazioni dei dolori del giovane adolescente. “Momo” è titolo e protagonista del primo romanzo di Michael Ende: è una bambina povera, orfana, che si è data da sé il nome, parla poco e sgrammaticato, abita nel rudere di un anfiteatro e si fa adottare da una piccola comunità, alla periferia della metropoli. Momo ha una straordinaria qualità: tutti quelli che ne hanno bisogno, le parlano, lei sa ascoltare in “modo che ai tanti, di botto, si affacciavano alla mente idee molto intelligenti”, fa capire agli indecisi quello che desiderano e sentire importante chi si credeva una nullità. La sola cosa di cui Momo è ricca è il tempo e ne è generosa, ne dedica molto all'intenso ascolto delle vicende umane, seduta al centro dell'anfiteatro, come in un grande orecchio, dove riesce a ascoltare anche la lieve armonia delle stelle. Ai bambini fa venire in mente i giochi più appassionanti, ai litiganti il suo ascolto fa sembrare assurdo il diverbio. È amica di un vecchio spazzino lento di pensiero e pronto di cuore e di un giovane cantastorie.
Questo mondo innocente è insidiato dai Signori Grigi che chiedono agli adulti di calcolare e risparmiare tempo per versarlo nella Cassa di Risparmio del Tempo. Così i grandi hanno sempre meno tempo. I Grigi parassiti del tempo altrui sono organizzati, efficienti