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La VI Conferenza della F.E.P. (Federazione Europea di Psicoanalisi) si è tenuta all'Aia dal 28 al 31 marzo 1985. Il tema era: “Interpretazione: del passato o del presente?”.
La struttura della conferenza era articolata in quattro sedute plenarie, basate su una relazione clinico-teorica ed una correlazione di un “first discussant”, seguita dalla discussione dell'uditorio.
Il tema del convegno è nato dall'ipotesi degli organizzatori che si potesse ampliare un problema cruciale rimasto aperto al congresso dell'I.P.A. di Madrid. Questo poteva esprimersi in un sentimento di disagio sul fatto che il focalizzare l'attenzione nell'hic et nunc del transfert portava a trascurare, in qualche modo, il passato.
È chiaro che un problema di questo genere conduce al punto centrale che si situa intorno alla interpretazione transferale, da un lato, ed alla ricostruzione, dall'altro, per usare il termine più corrente (reconstruction) cui è approdato questo concetto a partire dalla Konstruktion freudiana.
Come dunque considerare queste due aree nel lavoro analitico? In che modo correlarle e disgiungerle? Come confrontare i due modi tecnici di procedere alla luce delle cornici teoriche entro cui i diversi psicoanalisti si pongono? Siamo di fronte ad una evoluzione solo tecnica, o a un profondo rivolgimento di principi? Riportarsi al passato sembra non necessario a molti analisti perché il quadro di riferimento della psicoanalisi è ormai molto distante da quello di un tempo, o perché il passato deve essere visto come una forza agente nell'attualità, e quindi sciolto nel presente?
Per fare una breve sintesi preliminare, è risultato dalle relazioni e dal complesso della discussione che, nella concretezza della