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Molti psicoanalisti, alcuni inconsapevolmente, propongono nei loro scritti dei tentativi per uscire dalla crisi scientifica che la psicoanalisi sta attraversando. Accanto a chi sembra proporre, quasi paradossalmente, una accentuazione dei difetti cercando la salvezza in speculazioni incontrollabili ed a chi cerca di proporre soluzioni anche traumaticamente nuove, c'è chi ricerca una elaborazione sempre più curata e raffinata dei concetti di base (metapsicologici) di Freud, con la speranza di farlo risorgere a nuovo splendore. Di questa ultima impostazione Funari è forse il rappresentante italiano più qualificato, aiutato da una grande cultura, di rare capacità di sintesi e da una bella (anche se non sempre facile) prosa. Vediamo i punti che l'Autore sviluppa in questo libro, piccolo ma molto ricco e costituito da sei saggi ben integrati fra loro:
la fondazione del concetto di rappresentazione e la sua doppia natura: come dimensione caratterizzata da una disposizione a simbolizzare e come “incarnazione” nelle singole possibili sue realizzazioni (percezione, fantasma, sogno, ricordo, fantasia ecc.);
l'individuazione di uno spazio tra il momento della nascita e l'insorgere dei primi fantasmi. Tale spazio è a monte del definirsi dei fantasmi intesi in modo tradizionale in quanto confuta la possibilità che si formino già nella situazione intra-uterina e nei primissimi momenti della vita extra-uterina;
la combinazione di prospettive di indagine d'ordine fenomenico e trasfenomenico, che contrastano così le ipotesi sulle “meraviglie” della vita psichica del feto;
la natura del fantasma come “qualità” in cui l'aspetto protocognitivo e i vissuti affettivi coincidono, per cui il primato della espressività si manifesta in modo tale da insistere nell'arco evolutivo;
la fondazione del concetto di desiderio, come vissuto senza oggetto specifico, dato il suo insorgere da una esperienza base proveniente dal marasma neo-natale;
la distinzione tra simbolizzazione, come processo presente