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Intendendo per “psicoanalisi contemporanea” il quadro che si è andato delineando nella nostra disciplina negli ultimi quindici anni e considerando che “le prospettive teoriche” non possono essere esaminate disgiuntamente dal substrato empirico e dal contesto sociale, dedicherò questo lavoro non solo ai mutamenti intervenuti nella teoria psicoanalitica nel corso di questo periodo e alle prospettive che essi aprono, ma anche alle altre modificazioni che si sono verificate sia nel campo della pratica che in quello più generale concernente la filosofia e gli atteggiamenti di colui che possiamo chiamare l'“average expectable psychoanalyst”, il quale riflette a sua volta mutati atteggiamenti della cultura circostante e delle aspettative della gente verso la psicoanalisi.
Come punti di riferimento dei cambiamenti che hanno avuto luogo in questi tre settori sceglierò una data particolare per ognuno di essi: nella mia opinione queste date contrassegnano, a modo di cartina di tornasole, sia il momento in cui diventa manifesta una linea di tendenza fino allora rimasta taciuta o implicita, sia l'atto esplicito dopo il quale si dà per scontato, mediante comportamenti pubblici e articoli scientifici, il nuovo stato delle cose.
Per quanto riguarda l'ambito teorico, la data che ho scelto è quella della comparsa del libro di Peterfreund (1971) (e vi ricordo che sto parlando di valori di rilevamento, non di valori intrinseci) in quanto esso testimonia da un lato l'aperto suggerimento di introdurre nella nostra teoria il paradigma “sistema”, che aveva permeato