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Il giorno successivo alla chiusura del nostro ultimo congresso, un paziente inizia parlandomi dei suoi successi professionali e amorosi durante il week-end, di oggetti lussuosi, di una notevole opinione che egli sente e teme di avere di sé stesso, di un vago pericolo di trionfo su varie figure maschili. Prosegue per qualche tempo senza che a me venga in mente nulla di particolare. Scarto l'idea di aggrapparmi ai significati simbolici più a portata di mano per dirgli qualcosa e decido di aspettare ancora un po'. Mi sembra di distrarmi leggermente, guardo fuori dalla finestra. D'improvviso, senza nessuna apparente connessione con il materiale, mi colpisce il ricordo di un vasto appartamento, situato sotto quello dei miei genitori, dove ero stato da bambino alcune volte, e, insieme, una acuta nostalgia, un rimpianto e un desiderio di tornare a rivederlo. Subito dopo l'ultima guerra, in questo appartamento, era stata data una grande festa, cui io avevo partecipato, bambino di sette anni. Altrettanto d'improvviso, mi viene il pensiero che il paziente, persona informata e colta, può aver saputo del congresso e sofferto per l'esclusione e la lontananza, sentendosi bambino abbandonato. Decido di tacere ancora un poco.
Dopo qualche minuto di silenzio, il paziente dice di essersi sentito anche confuso e disorientato durante il week-end. A questo punto, interpreto la solitudine e le difese ipomaniacali. Questa interpretazione permette al paziente di ricordare, tra l'altro, la lettura di articoli di giornali sul congresso e anche che ha trattato gelidamente