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Fin dall'inizio, e soprattutto allora, la psicoanalisi ha “curato” anche quando non ne erano del tutto chiari i fondamenti teorici. Molti significati sfuggivano allo psicoanalista che parlava al paziente eppure il paziente “guariva”. In realtà la psicoanalisi ha sempre funzionato, e funziona, perché il significato di ogni avvenimento psichico si trova fin dal principio tra le pieghe della metapsicologia. Ad esempio è noto che nella seduta si scambiano “cose” a diversi livelli e che tra questi il livello confusivo pre-oggettuale gioca un ruolo particolare. Esso precede, prepara e sostiene il dialogo analitico usuale. Sono le “cose indicibili” rimaste dalle prime relazioni tra infante (che non capisce le parole) e madre (che comprende i bisogni del figlio con le proprie sensazioni). Si tratterebbe allora di “comprendere”1 ciò che non viene detto ma che prepara l'intervento terapeutico classico: l'interpretazione. Vorrei qui proporre una rilettura dell'opera di Freud nei punti in cui tratta di quello che allora si chiamava solo di sfuggita Sé. In particolare vorrei richiamare l'attenzione su alcuni concetti di Freud a proposito dell'organizzazione del sistema percettivo e della funzione del sogno in tale organizzazione. Per prima riprenderò la distinzione tra percezione (della cosa), presentazione (della cosa ai limiti della mente) e rappresentazione (della cosa nel conscio e poi nella memoria). La percezione è già un atto