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Fin verso il 1932 le analisi della Klein (Ruth, Peter, Erna, Rita, Dick, Egon) puntano a una descrizione del sadismo e dell'angoscia persecutoria corrispondente, strettamente collegati tra loro. Nei saggi di questo periodo, la Klein appare immersa in una prima esplorazione dell'universo arcaico del bambino, in un approccio clinico alle fantasie degli attacchi sadici al corpo della madre e in una descrizione dell'angoscia psicotica persecutoria in rapporto a un Super-Io crudele e sadico, proiezione del sadismo del bambino, che consente solo risposte brutalmente reattive.
Il mondo della psicosi infantile, dominato da pulsioni sadico-orali, sadico-anali e sadico-uretrali, è caratterizzato da onnipotenza, da proiezione e paura della rappresaglia da parte dell'oggetto attaccato.
La fase culminante del sadismo (Klein, 1932) comincia all'inizio della fase cannibalica e dura fino alla fine del primo stadio anale. In questa fase l'ossessività è un meccanismo che risponde alle aggressioni, restituendo colpo su colpo, e attingendo dal sadismo la violenza degli attacchi, in cui si esprimono le prime difese dall'angoscia; il carattere violento di questa ossessività tradisce l'intensità estrema delle angosce arcaiche e dunque del sadismo primario.