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Il 34° Congresso Internazionale di Psicoanalisi, tenutosi ad Amburgo dal 28 luglio al 2 agosto 1985, ha presentato un interesse particolare, soprattutto a mio avviso, dal punto di vista delle vicende e delle vicissitudini del movimento psicoanalitico, della sua identità e posizione nel mondo e nei periodi estremamente critici ch'esso ha attraversato e sta attraversando. Tuttavia questi problemi sono per lo più serpeggiati in sala, segnalati da numerosi interventi dei congressisti, che mi sono parsi più partecipi e più desiderosi di esserlo che in altre circostanze, ma non sono mai stati ufficialmente e chiaramente esplicitati.
Il tema del Congresso era “L'identificazione e le sue vicissitudini” e ad esso era dedicato un cospicuo numero di relazioni e comunicazioni, quasi tutte di livello medio-buono ma, per quanto mi è parso, senza punte di particolare novità e creatività. Per esempio alcune comunicazioni di indubbio interesse, come quelle sulle difficoltà identificatorie dei gemelli e dei bambini adottati, trattavano argomenti già ben noti.
Alcuni dei workshops, almeno quelli cui ho partecipato personalmente, non sono stati del tutto aderenti al tema su cui si era convenuto di discutere, e quindi da questo punto di vista un poco deludenti.
In tema di identificazione gli apporti più stimolanti, in quanto di interesse generale e più ampio, sono stati invece a mio avviso quelli che hanno trattato dell'identificazione degli psicoanalisti a Freud: la comunicazione di Guillermo Lancelle di Buenos Aires è stata centrata sulla constatazione che, all'allargamento del campo di azione della psicoanalisi come metodo terapeutico, non ha corrisposto un analogo arricchimento della teoria, con il conseguente