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I ritratti e le storie di tre adolescenti in psicoterapia (ma perché non in analisi? difficile rintracciare qui la distinzione) introducono e fecondano la riflessione degli Autori sopra ragione e fantasia, concetti che la psicoanalisi mutua dalla tradizione filosofica e psicologica e però attraversa con la propria specificità conoscitiva e trasformativa.
È nota la difficoltà di raccordare, negli scritti psicoanalitici, la singolarità e irripetibilità della esperienza clinica con la generalizzazione (e dunque ripetibilità) operata dalle teorie. Non sorprende che Fara, esperto di “psicoanalisi come romanzo”, ancorché “borghese” (questo, com'è noto, il titolo del suo precedente lavoro scritto nel 1981 in collaborazione con P. Cundo, editore Martinelli, e già recensito su questa Rivista), sia felicemente riuscito nella impresa; cosicché il passaggio da questi adolescenti, Alessandro, Barbara e Carlo, all'adolescente in generale avviene senza sforzo, il particolare e il generale articolandosi con naturalezza reciprocamente arricchiti e illuminati.
Due filoni teorici impegnano particolarmente gli Autori: la relazione tutta particolare che si stabilisce nell'adolescente tra fantasia e razionalità e la questione della logica del sogno. Persuasiva ed esauriente la trattazione del primo tema. Bruscamente l'Io dell'adolescente uscito fresco dalla lunga latenza diviene il campo di battaglia di due grandi potenze avversarie: da un lato la fantasia attivata dai prepotenti impulsi sessuali dell'Es, dall'altro la logica razionale di derivazione superegoica. I due eserciti si affrontano con alterne scorribande sul territorio del povero Io, asservito ora all'uno ora all'altro degli occupanti. Finché è dato di scoprire che le forze contrapposte, pur così diverse nella loro strumentazione bellica (disordinata e impulsiva la fantasia, metallica e reticolare la razionalità) attingono in realtà i loro finanziamenti da un'unica fonte: il narcisismo onnipotente.
A questa conflittualità interna