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Più i giorni passano e più pare incredibile che Franco Fornari non sia con noi, fra noi, amichevole, cordiale e fiducioso come sempre, con la sua multiforme inesauribile vitalità; così da farci valutare quale posto e quanto spazio abbia occupato negli ultimi venti anni della nostra vita. Francesco Corrao, forse di ciò più di noialtri tempestivamente consapevole, ha ritenuto di dover indirizzare anche a me le sue condoglianze; e quel che sulle prime mi sorprese, mi è apparso in seguito sempre più chiaro e naturale: noi che riteniamo indispensabile incontrarci periodicamente, per verificare e commisurare il nostro operare, finiamo inevitabilmente col formare una grande famiglia, così che, in occasioni come questa, il nostro lutto non è qualitativamente diverso da quello dei congiunti.
Nel giorno in cui mi fu affidato l'incarico che mi fa destinatario delle condoglianze di Corrao, mi attraversò la mente uno di quei pensieri che i profani chiamano matti, i superstiziosi, scongiuri, e noi, libere associazioni: che non mi capiti di dover commemorare anche qualcuno che in questo ufficio mi ha preceduto! Trovandomi poi in pieno “biennio bianco” potevo sperare che un compito tanto penoso mi fosse risparmiato.
S'è detto che la morte fu dolce. Non è vero! Se non nel senso che fu repentina; che dolce non poteva essere per chi come pochi amava la vita, avvertirne per primo, e più fermamente degli altri, la fine.
Se ripartissimo gli analisti secondo il prevalere di due inclinazioni comuni: quella che li vede impegnati nella difesa, ieri dall'incomprensione il disprezzo o la persecuzione, oggi dallo stravolgimento l'inquinamento o la confusione; e quella che li vuole invece