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Mostrerò la continuità del processo psicoanalitico attraverso la evoluzione della rappresentazione del mondo interno di una paziente, espressa in due sogni che costituiscono due diverse versioni personali del mito del Cavallo di Troia.
Confrontando il primo sogno, fatto in relazione ad un precoce tentativo di “fuga nella guarigione”, con il secondo, fatto nella fase terminale dell'analisi ed in relazione al progetto di finirla, cercherò di mostrare come la rappresentazione di un mondo interno in cui prevalgono le pulsioni aggressive e i processi d'identificazione proiettiva, sia stata sostituita da una rappresentazione in cui prevalgono le pulsioni libidiche, la sublimazione, le introiezioni ed in particolare i processi d'identificazione introiettiva.
È indubbio che i due termini d'identificazione proiettiva e di identificazione introiettiva, oggi così usati, corrano il rischio di usurarsi e di trasformarsi, come scrive Bion (1974) a proposito dei termini psicoanalitici in generale, in una sorta di moneta consunta che ha perso il suo valore. Non m'imbarcherò nei problemi teorici che soprattutto l'uso del termine d'identificazione proiettiva pone; sono poi state clinicamente osservate modalità così differenti con cui questo processo mentale può realizzarsi (secondo Rosenfeld, 1983, ne sono già state isolate una trentina), che oggi è impossibile darne una definizione esaustiva.