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Due libri, sicuramente ben diversi, non proprio confrontabili tra di loro, ma dedicati, tutti e due, a un argomento comune, la cura psicoterapica su basi psicoanalitiche degli stati psicotici. Il testo dello psicoanalista francese è meno organico, raccoglie scritti diversi che hanno visto la luce nel corso degli anni, fin dai lontani anni cinquanta. Più organico il volume dell'Autore americano. Va ricordato comunque che P.-C. Racamier ha pubblicato il suo approccio alle psicosi già in altri volumi, anch'essi editi in italiano. Sono volumi pubblicati ambedue nelle lingue originali nello stesso anno, il 1979, che offrono lo spunto al lettore, e al recensore, di riflettere su quel serio problema della frontiera psicoanalitica che è la psicosi.
Queste riflessioni portano in una direzione, devo dire, dove la strada si fa difficile, aspra, e non sempre gradevole il percorrerla: quella appunto dell'impatto doloroso con la sofferenza psicotica, che è l'estremo meno tollerabile, e talvolta francamente intollerabile, del dolore mentale. Ma due considerazioni possono sostenere lo psicoanalista nel tentare di varcare questo confine: la prima è quella della “disciplina psicoanalitica” (Bion: Seminari Italiani, Borla, 1985), per cui non può abbandonare il campo quando lo scontro si svolgerà su questo terreno (e non può evitare, sembra, e sempre di più, di imbattersi anche solo in isolate pattuglie di organizzazioni psicotiche nella cura della sofferenza mentale, che è il suo mestiere). La seconda è che, se deve esservi un progresso nella ricerca psicoanalitica, questo appare sempre di più legato alla comprensione e alla capacità di attraversamento delle esperienze e delle regioni psichiche dove si originano fenomeni assolutamente primari e fondanti dell'organizzazione psicologica dell'uomo. Ma sono queste le medesime situazioni nelle quali si originano le psicosi: così i nostri pazienti con le loro