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Quello che sappiamo dalla pubblicazione di Traumdeutung (Freud, 1900) in poi sul lavoro onirico, mi consente di cominciare ricordando che il sogno manifesto, rispetto alla coscienza, è la maschera del sogno latente. L'importanza di questo fatto trascende la specificità del lavoro onirico e riguarda tutto ciò che intendiamo abitualmente per coscienza, rispetto a tutto ciò che non lo è.
Il sogno infatti è uno stato particolare, in cui questa distinzione sembra evidente. Ma la coscienza a cui abitualmente ci riferiamo non è facilmente delimitabile. Ciò che viviamo come stato di coscienza sembra potersi tramutare in stati diversi, il più appariscente dei quali è lo stato di coscienza onirico, rispetto a quello che in contrapposto chiamiamo stato di veglia. Altri stati vi sono forse nelle fasi non-REM del sonno. Altri sono stati comunque descritti. Al di là della diversità che li distingue — a volte precisa e decisiva, a volte sfumata e meno avvertibile — e che farebbe pensare a una discontinuità del mondo psichico, la possibilità di passare dall'uno all'altro stato fa pensare invece a una continuità del mentale paragonabile a quella del mondo fisico, nel quale si danno stati che appaiono estremamente diversi tra loro, e che danno luogo a una evidente discontinuità, dovuta solo al fatto che i fenomeni relativi al passaggio da uno stato all'altro non sono facilmente riconoscibili (legge della continuità).