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Gaddini non ha fatto a tempo a scrivere il libro al quale aveva pensato, dietro sollecitudine anche di noi allievi.
Il suo pensiero era andato via via acquistando sempre più consistenza ed originalità per cui si avvertiva l'esigenza di poterne avere un'esposizione unitaria ed organica. Purtroppo ciò non l'ha potuto realizzare. Ora, il frutto del suo lavoro giace sparso in parte nei saggi pubblicati in varie riviste, in parte in appunti personali inediti, ed in parte giace nella memoria di quanti parteciparono ai seminari che egli tenne nell'ambito della nostra Società e, specialmente negli ultimi tempi, presso varie sedi di cultura.
L'amarezza per la perdita prematura per noi allievi di un maestro sensibile e generoso di idee e di fervido impegno mi ha portato a fare alcune riflessioni. Esse sono incentrate sul nostro rapporto con il suo patrimonio di pensiero nel momento in cui l'ineluttabilità e l'irreversibilità dell'evento morte viene a determinare un limite o confine ad una ulteriore crescita del pensiero ad opera del suo stesso pensatore.
Mi sovvengono alla memoria alcuni versi giovanili di Riccardo Bacchelli: “L'uomo non ha diritto di morire / prima del tempo… / la grandezza è a prezzo / di sapere giungere alla raccolta”.
Che cosa intendere, nel contesto del discorso che sto facendo, come “raccolta” e che cosa come “grandezza” a quella condizionata?