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È con vero piacere che si legge questo libro di Semi, ricco di spunti brillanti e scritto in modo arguto e spiritoso.
L'A. spiega di aver tratto l'idea di scrivere questo saggio da un manualetto di tecnica istologica che gli aveva permesso di imparare da studente tutte quelle nozioni che solitamente nessuno insegna e senza le quali gli sarebbe stato ben difficile riuscire a leggere un vetrino. Memore di ciò, dopo essersi impadronito anche di tecnica psichiatrica e psicoanalitica, Semi ha pensato di scrivere un manuale sul colloquio con quelle informazioni che devono fornire il background comune di un'esperienza che poi ciascuno affinerà secondo il proprio stile.
L'A. pone come punto di partenza la constatazione, banale ma sovente non esplicitata, che il colloquio clinico rientri nell'insieme “conversazioni”; invita quindi ad osservare lo stile comunicativo e le tecniche spontanee di conversazione adottate da ciascuno nel corso della propria storia col presupposto che, nonostante tutto, gli psichiatri siano delle persone come tutte le altre. Il colloquio classico e la valutazione dei dati vengono rivisti sulla base di questi parametri.
L'A. mostra come nella “fase libera” del colloquio possano venir usati alcuni fenomeni naturali (per esempio una certa disponibilità preconscia insita in tutti in qualche misura) ed i riferimenti ad una “diagnostica” privata (per esempio il paziente somiglia ad un amico oppure ci ricorda una persona ostile) per venire poi convertiti, nella seconda parte del colloquio, ad un loro uso razionale. Tre sono i punti da chiarire nel corso del colloquio: chi sia il paziente, quale tipo di trattamento gli si possa offrire e chi eventualmente