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Possiamo considerare la psicoanalisi un procedimento tecnico con finalità terapeutico-conoscitive che si è sviluppato seguendo cinque modelli:
mentologico (o metapsicologico) che descrive ogni attività psicologica in una prospettiva esplicativa causale attraverso l'intervento di una entità reificata, la mente. Queste modalità di funzionamento Freud credeva di dedurle dal comportamento (come si faceva con le neurologie introspettive nell'800) ma in realtà riproponeva i concetti neurobiologici del secolo scorso. E chiaramente un prodotto del tipico dualismo corpo-mente e che Freud ritenne sostituibile ed attualmente un gruppo sempre più consistente di Autori lo rifiuta. Bisogna tenere presente che sono di natura metapsicologica non solo i concetti di Io, Es, processo primario, istinto, libido, ma anche quelli di contenuto latente e di fantasie inconsce;
passato presente secondo il quale il processo psicoanalitico attraverso il transfert, inteso come una macchina del tempo, consentirebbe un rivivere nell'attualità delle condizioni più remote sia individuali che della specie. Si basano su questo modello le teorie psicoanalitiche dello sviluppo ed i relativi concetti di narcisismo primario, di autismo, simbiosi, posizione s-p ecc. smentite dalle più accurate osservazioni dell'infanzia (Peterfreund, 1978: Lichtenberg, 1983). In realtà si tratta di un classico circolo vizioso: osservazione dell'adulto malato->ipotesi dell'esistenza di una condizione analoga nell'infanzia-> utilizzazione di quest'ultima per spiegare la condizione di partenza;
inconscio-conscio per cui nell'inconscio semianatomico (contrapposto alla coscienza) giacciano rappresentazioni mentali e pulsioni che con una causalità lineare mandano alla coscienza dei derivati simbolici sotto forma di sogni, sintomi ecc. Di fronte alla complessità di un fenomeno l'espediente più semplice è sempre stato quello di duplicare-contrapporre gli enti (Dio/diavolo, bene/male, ucs/cs ecc.) pensando di spiegare tutto con la