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Un modo per convincere un sordo che il grammofono emette musica è mostrargli i solchi sul disco con una lente d'ingrandimento.
Il lettore va subito rassicurato circa eventuali intenti polemici di queste note: il sordo di cui si parla nell'esergo è soltanto e semplicemente l'autore stesso dell'articolo. D'altronde si tratta della condizione particolare in cui si viene a trovare chiunque voglia affrontare la questione del metodo in Psicoanalisi. Alla difficoltà presente in ogni disciplina — quel complesso intreccio che lega sempre e in ogni caso il ricercatore, il metodo di ricerca e l'oggetto di studio, in un sistema unico in continua trasformazione — se ne aggiunge una specifica, il fatto che la Psicoanalisi si occupa di oggetti che non ci sono (assenti? mancanti?), quindi difficilmente dimostrabili, in rapporto a un soggetto a statuto labile, dai confini imprecisi e mutevoli. Di conseguenza tutti gli sforzi di acuire i sensi con cui abitualmente ci mettiamo in rapporto con il mondo, esterno e interiore, per affermare tutte queste essenze e di affinare le logiche atte a comprenderne i modi di svolgimento, conducono al risultato contrario. Allora l'enunciato contenuto nell'esergo, in cui si configura una “sordità” da compensare con sofisticati espedienti “visivi” risulta nel nostro caso, a dir poco, ottimistico. Qui si tratta piuttosto di rinunciare consapevolmente