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L'espressione “Processo Analitico” è entrata a far parte dell'apparato concettuale della psicoanalisi in un'accezione tanto ampia da coincidere con quella di trattamento stesso. Intendo piuttosto farvi riferimento come ad un sistema coerente di ipotesi fondato su uno specifico apparato teorico e tale da costituire un dispositivo specializzato dell'analisi. Propongo di considerare questo dispositivo come un modello storicamente determinato della teoria generale della cura, e non come un equivalente di questa.
Una “Teoria del processo” era ad esempio assente nell'opera di Freud: nel senso che le considerazioni e le regole, da lui a più riprese formulate negli scritti di tecnica, erano lungi dal proporre un modello sistematico previsionale in grado di ordinare i fenomeni dell'analisi secondo una sequenza logica e cronologica: caratterizzata cioè da una direzione, una evoluzione, un tempo e una meta.
In realtà Freud si servì del termine Vorgang, e mai di Prozèss, per indicare un movimento psichico, senza alcuna connotazione di direzione o andamento temporale. Vorgang, che era un termine desunto del linguaggio della chimica, stava piuttosto ad indicare nell'accezione ottocentesca (1), un semplice mutamento di stato, una “trasformazione”.
Quando fa riferimento alle evoluzioni del corso della vita, o dell'analisi, Freud preferisce parlare di storia, di storia evolutiva,