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Popper dice:
“… ho scelto a tale scopo il grande lavoro di Freud, L'interpretazione dei sogni, perché, malgrado i gravi difetti, alcuni dei quali cercherò qui di esporre, esso contiene, al di là di ogni ragionevole dubbio, una grande scoperta. Quantomeno sono convinto che esista un mondo dell'inconscio e che le analisi dei sogni esposte da Freud nel suo libro siano fondamentalmente corrette, anche se indubbiamente incomplete (come lo stesso Freud mette in chiaro) e, necessariamente, alquanto unilaterali. Dico ‘necessariamente’ perché persino la ‘pura’ osservazione non è mai neutra, è il risultato necessario di una ‘interpretazione”. (Popper, 1956, vol. I, cap. II).
Questo è l'apprezzamento di un epistemologo di impostazione realista.
Io preferisco pensare all'‘inconscio’, e mi riferisco qui all'inconscio sostantivato, come a un ‘concetto’, fondamentale nella Psicoanalisi, che mal si presta ad essere obsoleto. Certamente un concetto né isolato né inerte, ma un ‘postulato’ (Freud, 1922, p. 476) alla cui centralità è dovuta la specificità della Psicoanalisi, essendo sostanzialmente ad esso legata la sua distinguibilità da tutte le altre discipline psicologiche.
Da esso concetto scaturiscono grosse conseguenze teoriche e applicative, inevitabili per il mantenimento di coerenza con i