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Risalendo con un piccolo gruppo l'alta valle sotto monte Mare, ai margini dal parco d'Abruzzo (catenelle delle Mainarde) avevamo appena sorpassato una fattoria massiccia, disabitata e solitaria, quando un rumore indistinto ci attrasse. In verità, non appena fu più forte e chiaro, sorprendeva. Proveniva da una forra poco distante dal sentiero che percorrevamo, ed era discontinuo ma persistente. Non c'era dubbio, era il grugnito fremente, poderoso, d'una bestia alle prese con qualcosa o con un'altra bestia. Qualcuno accennò che poteva trattarsi di un orso, decampato, come succede, dal parco o di un cinghiale, inferocito, non raro in quei luoghi. E il gruppo si decise, immanentimente, a tornare indietro.
Qualcosa di non chiaro però, in ciò che capitava, mi attirava e mi indusse a non seguire gli altri, fosse stato anche un orso, mai osservato in una circostanza del genere. Era invece, semplicemente, il getto d'acqua d'una condotta che, negli afflussi più intensi, si scontrava con un ramo di traverso sul margine di un torrente, producendo l'impressionante e verosimile “grugnito”. Che persisteva, come senso dell'esperienza, anche dopo il chiarimento.