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Benché ritenga che la psicoanalisi nulla abbia a che fare con la filosofia: anzi, che abbia dato ad essa uno scrollone dal quale difficilmente potrà risollevarsi, mi occuperò qui di un testo scritto da un filosofo. L'Angelo necessario (1986) è un breve libro di Massimo Cacciari che, per vari versi, può interessare lo psicoanalista.
Per l'esattezza, questo libro ci interessa sia per quel che dice sia per quel che non dice e mi riprometto di esaminarlo, dunque, considerandolo un testo scritto del quale si possono vedere diversi versanti — qui, in particolare, un versante del contenuto ed uno riguardante invece la forma.
Per quanto riguarda il contenuto, Cacciari indaga le vicissitudini dell'immagine dell'Angelo in contesti culturali assai differenti, spaziando dalla elaborazione cristiano-ortodossa a quella gnostica, da quella neoplatonica a quella della mistica ebraica o addirittura del pensiero islamico, dal pensiero cristiano medievale a quello di Benjamin o a quello di Rilke. La ricerca dell'A. è tesa ad indagare, a descrivere ed a chiarire infine la necessità dell'Angelo, cosa rende l'Angelo davvero necessario ad una elaborazione culturale collettiva e — pare di capire — alla costituzione stessa del soggetto in quanto individuo.
Si tratta di una ricerca non priva di suggestione. Mentre la leggevo, mi rendevo conto che — attraverso un'immagine allo specchio — Cacciari stava dipingendo a me lettore un affresco che distendeva su uno stesso piano tempi e mondi diversi,