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Non siamo abituati a vedere autobiografie di psicoanalisti: così occupato a comporre e ricomporre le vite dei suoi pazienti, come può un analista desiderare di esporsi a scrivere la sua propria? In Associazioni libere, scritto subito dopo la Vita e opere di Freud, quasi sua appendice, Jones si sente libero di farlo, ed è addirittura come se non potesse farne a meno, per mostrare “la gratitudine per la vita… per coloro ai quali ne sono debitore”. In Tutti i miei peccati ricordati, un'altra parte di una vita, che a sei anni dalla morte la moglie Francesca pubblica insieme con una scelta di lettere indirizzate a lei e ai tre figli, anche Bion dichiara il suo movente (p. 22): “passare in rassegna (review) la vita che ho condotto nell'universo in cui sono vissuto”. L'ufficiale esperto, che non teme né l'odio né l'amore dei suoi uomini, li passa in rivista per accertare la loro abilità a combattere: così, come l'ufficiale ai suoi uomini, Bion guarda a se stesso nei momenti cruciali della sua vita, al suo equipaggiamento emozionale e mentale, all'odio e amore che ha provato, ma, più ancora, all'odio e all'amore che non ha provato e che avrebbe dovuto provare. Sfilano davanti al lettore “nell'universo in cui sono vissuto” di educazione vittoriana tra India e Inghilterra e di vero e proprio esilio, prima in collegio, poi nella stolta carneficina della grande guerra — di cui ha già scritto