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“Da quanto ho detto dovrebbe esser chiaro che benché io pensi che gli analisti ne sappiano molto sull'inconscio, buona parte di quello che sanno è come se fosse visto ‘oscuramente attraverso un vetro’. In altre parole siamo sempre sulla frontiera in espansione di un continente buio che, come in fisica, forse può non aver mai fine. Se così fosse il loro faustiano ‘Schon
weiss ich viel, doch mocht ich alles wissen” (*) viene privato di ogni sfumatura di autocompiacimento”. Queste parole concludono l'affascinante itinerario intellettuale ed umano degli Scritti di Roger Money-Kyrle, lo psicoanalista inglese da poco scomparso, figura tra le più interessanti del panorama psicoanalitico post-freudiano. Se consideriamo queste ultime parole pubblicate come un suggello simbolico dell'esperienza scientifica dell'autore ci accorgiamo che esse condensano efficacemente un tratto essenziale della sua opera che è tratto umano personale di apertura, discrezione, disponibilità e senso del limite, ma caratterizza altresì una metodologia scientifica attenta all'esplorazione dei fenomeni, alla verifica delle ipotesi, mai dogmatica, consapevole del “lato oscuro” della realtà che ci sfugge, ma pur tesa costantemente al possesso e all'ampliamento della conoscenza.
Il pensiero di Money-Kyrle ci era in parte noto attraverso interessanti volumi già apparsi nella nostra lingua. Opere come Superstizione e società , Psicoanalisi e politica e, soprattutto, All'origine della nostra immagine del mondo ci avevano fatto conoscere una complessa figura di umanista e di studioso dei fatti mentali preoccupato di ancorare questi ultimi ad una visione più generale dell'essere umano che tenesse conto del loro substrato biologico e del contesto socio-antropologico in cui essi nascono ed evolvono. La pubblicazione dei suoi Scritti avvenuta a Londra in occasione del suo ottantesimo compleanno per iniziativa di Donald Meltzer e di Edna O'Schaughnessy e apparsa ora nella sua versione italiana per la cura att