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In accordo con l'impostazione fornita da Tagliacozzo (1984) proporrei di considerare l'emergenza della funzione di pensiero come quell'elemento che fa da spartiacque tra la indifferenziazione dello stato fusionale e la formazione di una protoidentità arcaica coincidente con quello stato mentale a noi noto come posizione schizoparanoide.
L'emergenza del pensiero non sarebbe dunque il frutto esclusivo della più elaborata integrazione che viene raggiunta con la posizione depressiva; conseguentemente la formazione del simbolo seguirebbe un percorso diverso.
Il percorso verso questa mia ipotesi viene reso più agevole se si considera sullo sfondo il concetto di genitalità come modello tipo per rappresentare la maturazione. La più alta effettività di pensiero raggiungibile da un individuo mi sembra più specificamente illustrata da quella notazione che Freud (1924) segnala nel suo studio sul masochismo e che io proporrei di considerare in primo piano.
La maturazione di una persona è proporzionale alla sua capacità di considerare il destino in forma impersonale. La capacità cioè di svincolare l'onnipotenza del destino dalla imago paterna che sovra questi viene sempre in qualche misura proiettata.
Qui mi si potrebbe obiettare che i grandi maestri del cinismo sembrano portatori di questa qualità. Risponderei allora