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Nel 1892 Freud è impegnato nella cura di una giovane donna viennese, Elisabeth von R., che soffre di dolori alle gambe e di astasia-abasia. Convinto che la vita della sua paziente celi un “segreto”, egli indaga su di essa e scopre che i sintomi fisici hanno un significato. Sono, come Freud stesso li definì, “simboli” di fatti psichici. Sono simboli perché, per una passata associazione casuale, sostituiscono e rappresentano il fatto psichico, ma non per questo soltanto. Essi infatti veicolano un messaggio, trasmettono un significato che la censura non consente di esprimere direttamente. La giovane Elisabeth infatti, dando con la sua penosa andatura “l'immagine di non essere capace di andare avanti…” sembrava aver “… cercato un'espressione simbolica per i suoi pensieri dolorosi” .
Freud, che in questo caso per la prima volta non ricorre all'ipnosi, fa un'altra interessante osservazione: il messaggio