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Lo studio della letteratura psicoanalitica sul simbolismo ha attirato la nostra attenzione in modo particolare sulle radici emotive del pensiero, variamente interpretate dalle diverse scuole e fatte oggetto di teorizzazioni talora opposte, come abbiamo avuto modo di vedere attraverso l'escursus storico, ma coralmente accettate da tutti.
Indagare sulla correlazione tra emozioni e pensiero è forse l'aspetto più affascinante del nostro lavoro di analisti. E anche a nostro parere, il più arduo perché sottintende un complesso rapporto tra ciò che le nostre emozioni ci permettono di pensare e ciò che, nella relazione analitica, siamo forzati a pensare e, prima ancora, a sentire. I pazienti giungono da noi carichi di esperienze emotive dolorose o carichi di vuoto e privi di esperienze.
Trasmettono il loro stato emotivo insieme alla richiesta di dare subito un significato al loro dolore o di colmare immediatamente il loro vuoto: l'attesa è intollerabile per entrambi, la spinta a creare legami e costruire teorie, cioè a pensare uno stato mentale, è molto potente; è difficile sottrarsi, tanto più difficile quanto più intuiamo di essere parte in causa (o addirittura responsabili) dell'esperienza dolorosa.