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Le psicosi infantili sono di individuazione recente sia nell'ambito della psichiatria che della psicoanalisi.
Nel 1908 Sancte de Sanctis per primo ha descritto un quadro clinico da lui individuato come demenza precocissima. Tale quadro aveva la originalità di riguardare un bambino di quattro anni mentre fino ad allora i quadri di autismo e psicosi infantile venivano inclusi nella più ampia categoria delle insufficienze mentali.
All'inizio del XX secolo Bleuler nello studio della schizofrenia ha definito le basi per un rinnovamento d'ordine metodologico e psicopatologico di questo disturbo mentale senza influenzare tuttavia in modo significativo lo studio della psicopatologia infantile. Tra il 1930 e il 1940 la nozione di schizofrenia infantile ha avuto un suo apporto clinico da studi di neuropsichiatri infantili quali Tramer, Lutz e Corboz: per questi autori tuttavia la schizofrenia infantile è una psicosi cronica che evolve verso la pseudo-demenza.
Nel dopoguerra in Europa, presso gli psichiatri ad orientamento psicoanalitico, fra le diverse ipotesi psicopatologiche, si afferma quella psicoanalitica che appare determinante per una migliore comprensione del quadro clinico psicotico. In particolare l'influenza di A. Freud e soprattutto della Klein è stata essenziale per l'approfondimento del concetto: basta considerare che il primo trattamento psicoanalitico di una bambina psicotica è stato pubblicato dalla Klein ben venti anni prima che Kanner definisse la sindrome di autismo infantile.