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Con questo scritto vorrei sviluppare l'idea che il pensiero psicoanalitico è un completamento di sogni incompiuti e che la psicoanalisi, arricchendo i sogni, allarga la conoscenza che la mente ha di se stessa e promuove in tal modo una crescita che è l'essenza di ogni terapia. È la concezione della psicoanalisi come lavoro teso a conseguire una organizzazione di emozioni pensabili mediante pensieri onirici, a partire da una condizione di confusione e sofferenza. Si tratta di un punto di vista centrato sulla costruzione, esposto da Freud (1937) in Costruzioni in analisi, e che tende a porre in crisi l'interpretazione-spiegazione di fatti già organizzati, quali impulsi, ricordi o altro, appartenenti ad una regione nascosta della mente, e a porre in crisi il punto di vista secondo cui la psicoanalisi compirebbe un lavoro, più o meno complesso di svelamento o di decifrazione di sogni-rebus.
Dal sogno che maschera un messaggio ben definito e strutturato siamo passati a concepire il sogno come risultato di un processo comunicativo che tenta di progredire dal più confuso al meno confuso, dall'incomunicabile al comunicabile.
Assumendo questo secondo punto di vista, il sogno non è il prodotto di un compromesso tra emergenza del rimosso e forze rimoventi, non è un messaggio cifrato, ma il risultato di una costruzione, con la quale una mente cerca di dare forma all'informe, con un vero e proprio procedimento creativo, che può essere paragonato ai vari giochi infantili di composizione o