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Due decenni e oltre di “rinascita” di studi sul narcisismo hanno ampliato talmente l'area di denotazione e la ricchezza connotativa di questo termine da rendere ancora più difficile un approccio non unilaterale al problema. In realtà, tutti i discorsi sul narcisismo evidenziano non solo uno slittamento permanente fra piano descrittivo e piano concettuale (per cui il narcisismo si presenta ora come realtà, ora come concetto), ma anche un frequente sconfinamento su altri due piani: quello etico e quello mitico-metaforico. Il termine “onnipotenza”, ricorrente nella letteratura, reca il segno del convergere e del sovrapporsi di questi piani; cosicché, nonostante l'impegno di coloro che hanno cercato di delimitarne e precisarne il significato, sembra che il concetto di narcisismo continui a resistere a ogni tentativo di un più univoco inquadramento teorico-clinico. Cercheremo quindi di delineare innanzitutto una mappa dell'area coperta dal termine a partire dall'uso che ne fanno i vari autori e dal piano sul quale i relativi discorsi tendono maggiormente a slittare.
Noteremo per cominciare che quando si parla di narcisismo, ad essere in gioco sono sempre determinate esperienze che coinvolgono l'intera personalità o ad