You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
“E una donna domandò: parlaci del dolore. Ed egli disse: Il dolore è il rompersi del guscio che racchiude la vostra intelligenza. Come il nocciolo del frutto deve rompersi per esporsi al sole, così dovrete conoscere il dolore. E se sapeste voi meravigliarvi in cuore dei prodigi quotidiani della vita, il dolore vi stupirebbe meno della gioia; Accogliereste le stagioni che ripassano sui campi. E vegliereste sereni anche nei duri inverni.
Una parte del vostro dolore è scelta da voi stessi. È la pozione amara con la quale il medico, che è chiuso in voi, guarisce il vostro male. Confidate in lui e bevete il suo rimedio, in pace e silenziosi. Poi che la sua mano, benché pesante e rude, è retta da una mano tenera e invisibile.
E la coppa che vi porge, sebbene bruci il vostro labbro, è fatta con la creta che il vasaio ha inumidito con le sue lacrime sante”
Ancora una volta constatiamo quanto Freud ebbe a osservare su come l'intuizione poetica preceda l'elaborazione psicoanalitica dell'animo umano.
Formazione del pensiero e dolore mentale credo siano complementari, facce della stessa medaglia, in luce o in ombra l'una o l'altra a seconda della facilità del cambiamento trasformativo. Non è però possibile interrogarci e prospettare qualcosa su questo se non all'interno di una visione metapsicologica genetico-processuale