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È difficile restare fedeli al proprio diritto di essere uno psicoanalista brutto e cattivo, che ha dei pensieri brutti e cattivi e che è disposto a dare alloggio a pensieri ancora più brutti e cattivi.
“Recentemente mi accadde di accorgermi che già da alcuni giorni facevo un cattivo lavoro. Facevo degli errori con tutti i miei pazienti. La difficoltà risiedeva in me stesso, anche se era in parte personale, era tuttavia principalmente collegata con un massimo di tensione raggiunto nel mio rapporto con una paziente psicotica particolare”. Così Winnicott (1974). Money-Kyrle (1956) descrive con molta attenzione i processi di introiezione e proiezione che l'analista fa del paziente e le difficoltà che incontra quando questi rappresenta qualcosa che egli non ha ancora appreso a comprendere rapidamente in se stesso. Sottolinea quindi come l'analista, quando tale situazione diviene intollerabile, possa fare a sua volta delle proiezioni difensive e talvolta assieme al paziente possa proiettare aspetti di se stesso; descrive poi come le identificazioni proiettive del paziente siano atte a determinare disturbi emozionali dell'analista e gli effetti che questi possono a loro volta avere sul paziente.