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In una nota a margine del suo lavoro sui meccanismi schizoidi M. Klein scrive: “Winnicott riferisce questo stesso processo da un punto di vista diverso; dice che l'integrazione e l'adattamento alla realtà derivano essenzialmente dall'esperienza che il lattante fa dell'amore e delle cure materne”. Si direbbe che la Klein sia stata colpita dal “punto di vista” diverso dal suo, ma che, non avendo potuto elaborarlo nel suo pensiero e quindi decidere cosa respingere e cosa accettare (come invece fa nello stesso articolo nei confronti di Fairbairn), la cosa resta per ora a margine. Ma è singolare che per dire sinteticamente cosa pensa sullo stesso argomento (cosa facilita l'integrazione del sé del bambino), usi essa stessa una nota a pie' di pagina: “Sotto questo aspetto l'amore e la comprensione del lattante da parte della madre si possono considerare come i massimi sostegni del piccolo nel superare gli stati di disintegrazione e le angosce di carattere psicotico”. La differenza tra le due proposizioni sta in quelle “cure materne”, “holding” di Winnicott. Le cure materne non entravano, si direbbe, nel suo orizzonte, in quel momento, così come il concetto stesso di integrazione e stati di disintegrazione è completamente diverso nella Klein e in Winnicott, separati come sono dalla concezione che i due autori hanno della nascita. Per la Klein — è noto — la nascita psicologica coincide con la nascita fisica. Subito infatti inizierebbero l'investimento e le rappresentazioni degli oggetti, l'attività dell'Io. Per Winnicott invece la nascita psicologica inizia più tardi, qualche mese dopo che il bambino è venuto alla luce. Perciò, per la Klein la disintegrazione è un meccanismo schizoide, per Winnicott una delle condizioni del neonato, quella che corrisponde alla sua prematura separazione dalla madre.