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S. Freud, come è noto, preoccupato di assicurare uno statuto scientifico alle scoperte che gli si andavano rivelando, si impose un certo evitamento quasi sistematico delle loro implicazioni filosofiche. Se lo impose, naturalmente, fino ad un certo punto. A loro volta, infatti, lampi speculativi gli si imponevano e gli imponevano, di quando in quando (com'è il caso di “Al di là del principio del piacere”), un rimaneggiamento radicale delle formulazioni nel frattempo elaborate. Dopo Freud, l'assestamento di una stabilità relativamente soddisfacente intorno alla natura experimentale delle situazioni di ricerca e di cura da lui inventata, ha aperto spazi ad un ampio protendersi del pensiero psicoanalitico verso aree più o meno limitrofe di conoscenza e di sondaggio. Il movimento in tal modo avviato, nel confermare la proprietà e la specificità delle investigazioni psicoanalitiche, accresce la esigenza di esplicitare le numerose possibilità di dialogo con altre scienze e discipline. Tale processo è, ancora, favorito da una parte dalle complesse evoluzioni subite dal concetto stesso di scienza e dall'altro dall'emergere di una sempre più forte consapevolezza dei legami profondi, in seno al pensiero, tra scienza ed arte.
Ne troviamo un esempio nel pensiero di Matte Blanco, ove il dialogo avviato tra psicoanalisi e logico-matematica, si rivela qualcosa di singolarmente e reciprocamente fecondante. Già nel sistema teorico freudiano è possibile reperire l'implicita esistenza, accanto agli esplicitamente argomentati punti di vista topico, dinamico ed energetico, di quello che possiamo chiamare un punto di vista logico.