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Suggerito da Betty Joseph, il tema di quest'anno è stato: “Colpa, sopportabile ed insopportabile. Esplorazioni cliniche”. I lavori presentati intendevano proporre alla discussione relazioni analitiche particolarmente difficili ed esplorare quanto in esse fosse stato realmente doloroso da avvicinare ed affrontare, sia per l'analista, sia per il paziente. L'unico paper non direttamente clinico è stato quello dei Sandler, dibattuto dalla Segal, che — più che problemi della colpa — trattava il quadro generale teorico e tecnico entro cui l'analista lavora. Su questo non riferirò, in quanto apre troppi spunti di discussione per essere affrontato in questa sede e comporta anche giustificati dubbi su alcune affermazioni, peraltro non corroborate da materiale clinico, come l'ipotesi di un “inconscio passato infantile” da distinguere dall'Inconscio presente”.
Il primo lavoro descriveva uno dei modi in cui il paziente può difendersi da una colpa per lui intollerabile: attraverso il corpo e la malattia psicosomatica ed in particolare tramite l'assunzione dei medesimi sintomi di cui soffre un genitore. Il caso era quello di una giovane donna, a cui a 19 anni era morta di cancro la madre, contemporaneamente al suo tentativo di sviluppare una propria autonomia ed indipendenza. Le vicende familiari di questa paziente erano state sempre molto difficili. Quand'ella aveva 8 anni, il padre aveva sviluppato una psicosi, di cui aveva poi sofferto tutta la vita, che mai era stata accettata in casa da moglie e figli. La madre era una donna depressa, sofferente di asma cronica e frequentemente ammalata. In questa situazione la paziente si era trovata investita, in specie dalla madre, di grosse aspettative (riparare al fallito legame genitoriale e modificare la posizione economica e sociale della famiglia) e vi aveva reagito sviluppando