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Desideriamo intervenire in ordine alla bella recensione di Giuseppe Di Chiara concernente il volume di Ping Nie Pao e di Racamier comparso nel primo fascicolo dell'86. Il recensore al termine dell'articolo si interroga su quali difficoltà impediscano in Italia la realizzazione di programmi di cura, riabilitazione e ricerca per i pazienti schizofrenici. Di Chiara in linea di principio ha pienamente ragione. Purtroppo la strutturazione attuale della assistenza psichiatrica si organizza in base ad uno schema unico standardizzato. Il ricovero avviene in piccoli reparti abitualmente sovrasaturi, funzionanti eminentemente come presidi per l'emergenza acuta. In tale situazione organizzativa, in assenza di qualsiasi interesse da parte delle dirigenze della unità sanitarie locali quasi sempre attente solo alla ragione burocratica, ogni progetto culturale risulta utopistico all'altezza della complessità degli interventi psicoanaliticamente orientali sulle psicosi e viene avvertito come una istanza vana e fastidiosa. Chi come i sottoscritti si è battuto da più di venti anni per una assistenza mirante a creare le condizioni per un effettivo lavoro terapeutico in psichiatria ha appreso nel lungo viaggio attraverso le istituzioni che esperienze autenticamente innovatrici possono realizzarsi solo in situazioni privilegiate, là dove un gruppo di lavoro coeso viene sostenuto amministrativamente e politicamente. Molti di noi, e non penso solo a Pavia, sono costantemente tentati di rompere radicalmente con il lavoro istituzionale che è ben lontano da questi requisiti. Non lo hanno ancora fatto, perché non hanno perduto la speranza di poter instaurare delle forme di collaborazione tecnico-amministrativa che renderanno possibile lo sviluppo di una clinica psichiatrica e di una terapia adeguate, come del resto è già accaduto in momenti storici e in circostanze politico-amministrative più favorevoli.