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Spesso la prolificità di un Autore è inversamente proporzionale alla fertilità delle sue Opere nel senso del loro valore di stimolo e di fonte cui attingere, quindi di capacità di far nascere e sviluppare ulteriori idee negli altri. Non è questo il caso di Freud. Anche a ciò è probabilmente legato il rinnovato interesse per Freud come scrittore; i suoi scritti sfatano, fra gli altri luoghi comuni, anche quello secondo cui “verba volant, scripta manent”. Essi sono un chiaro esempio di come la caratteristica di certi scritti sia invece proprio quella di volare (con i risvolti simbolici che il volo richiama).
Freud d'altronde è stato anche l'inventore del metodo psicoanalitico, di quel metodo cioè attraverso il quale l'analizzando e l'analista arriveranno a comunicare in maniera antitetica a quella del “parlare come un libro stampato”. Evenienza quest'ultima assai meno rara di quanto si possa pensare a prima vista — e da cui rischia di non andare esente nemmeno la clinica psicoanalitica, che cessa allora di essere tale. Ascoltiamo a proposito Jabès: “C'è una differenza notevole tra il fatto di esprimersi oralmente e quello di scrivere. Non si prende la parola senza un'idea più o meno netta di ciò che si vuol dire. Nel primo caso si può soltanto dire ciò che è concluso (1) (…) Nel secondo caso tutto è in formazione e siamo ancorati a questo mondo nascente di vocaboli. (…). L'assenza di punti — i segni delle vocali — nei grandi testi ebraici tradizionali, continua a richiedere un'attenzione particolare dal lettore che deve, da lui stesso, ricreare la parola, ciò che implica, più che una profonda comprensione del testo, una vera intuizione di questo. È a questo