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La raccolta di saggi sul controtransfert a cura di Cecilia Albarella e Mario Donadio ha il merito di riproporre all'attenzione una tematica di indiscutibile importanza per gli analisti e pur tuttavia, o proprio per questo, come viene spesso ipotizzato, presente nel pensiero e nella concettualizzazione psicoanalitica, con un andamento singolarmente alterno e apparentemente discontinuo.
Il saggio introduttivo guida il lettore con agevole linearità nella complessa problematica, adottando un criterio che è rigorosamente storico e al tempo stesso orientato da alcune ipotesi di fondo che danno all'argomento, che appare così oggettivamente trattato, un'apprezzabile impronta personale. È possibile così ripercorrere un tragitto dalle molteplici articolazioni che vede arricchirsi la concettualizzazione del controtransfert secondo alcuni assi portanti, non privi naturalmente di intersezioni. Uno lo si può individuare nello spostamento progressivo del significato dei fenomeni di controtransfert da “interferenza e disturbo” della comprensione analitica a “strumenti preziosi di indagine e di trasformazione”; con una sorte simile al transfert, ma che ha certamente avuto una più difficile e contrastata esistenza. Un altro lo si può indicare come lo sforzo, in cui i vari autori appaiono impegnati, di definire cosa considerare controtransfert e cosa escludere e differenziare da questo ambito. È evidente che non si tratta mai di un problema meramente terminologico, ma come, invece, dietro la definizione che ciascun autore assume possa intravedersi il modo di intendere le altre componenti del processo analitico e in particolare il transfert.
Uno degli scopi dell'introduzione diviene così quello di esplicitare i diversi modelli