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Si tratta di un libro importante che molto opportunamente l'editore Martinelli ha tradotto e si accinge a presentare al lettore italiano. L'opera si inserisce nel ricco filone della psicoanalisi nordamericana che ravvede la necessità di operare un profondo cambiamento della nostra teoria. Punto centrale è l'assunto che la verità storica (la fedele ricostruzione del passato) non può essere raggiunta con il procedimento psicoanalitico e soprattutto che il raggiungerla non è affatto necessario per la terapia. Per questa è di maggiore importanza quella che Spence chiama verità narrativa, cioè la possibilità che l'analista ha, con la sua interpretazione, di collegare in maniera logica, coerente e persuasiva vari elementi sia del passato che attuali. Vengono così in primo piano non la fedele ricostruzione del passato (il modello archeologico) ma gli aspetti artistici e creativi, cioè l'effetto sul paziente diventa una specie di esperienza estetica. La interpretazione rappresenta un tipo di proposizione denominata enunciato pragmatico: il politico che dice “domani vincerò le elezioni” per ottenere i voti che gli consentiranno di vincere.
Accanto a questa tesi e con il fine di corroborarla, numerosi altri temi sono trattati con notevole competenza. In questa prospettiva l'Autore affronta la difficoltà di tradurre in linguaggio verbale le complesse esperienze che il paziente cerca di trasmettere all'analista. E particolarmente carica di difficoltà è la traduzione verbale delle scene visive che, a partire dai sogni, costituiscono gran parte delle esperienze comunicate in analisi. La mancanza di un contesto adeguato rende difficile, incompleta ed insoddisfacente la comprensione del testo e questo fenomeno ben indagato in letteratura, può essere facilmente riscontrato anche nella situazione analitica.