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L'idea di questo lavoro ci è stata suggerita, all'inizio, da un fatto di per sé banale e probabilmente abbastanza comune: quello di svegliarsi al mattino avendo nella mente il ricorso di sogni in cui comparivano, o in maniera diretta o comunque facilmente riconoscibili, pazienti, personaggi, situazioni, configurazioni emozionali relativi alle sedute del giorno prima o dei giorni precedenti. Questi sogni sono stati chiamati, nella scarsa letteratura esistente in proposito, sogni “riguardanti il paziente” oppure “sogni di contro-transfert”, termine questo che adottiamo provvisoriamente, consapevoli della sua genericità e dei non irrilevanti problemi che pone (e in cui non intendiamo addentrarci) circa i rapporti tra i vari tipi di contro-transfert e contro-identificazione proiettiva(1).
Per la verità, inizialmente, la relativa frequenza con cui questi sogni erano comparsi (soprattutto, per entrambi noi, in periodi difficili, per ragioni diverse,