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Le Reazioni Terapeutiche Negative (R.T.N.) mi hanno sempre colpito ed hanno sempre cimentato la mia capacità di gestirle, forse perché ne ho incontrate di molto pesanti, già all'inizio della mia attività di psicoanalista, durante il trattamento di un paziente schizofrenico che nel corso della sua analisi, durata una decina d'anni, ne ha presentate diverse, di lunghezza e gravità maggiori o minori, comunque sempre quando meno me l'aspettavo.
Incontrai in seguito altri pazienti, sempre psicotici, che mi cimentarono con episodi analoghi che portarono in un caso anche all'interruzione del trattamento stesso: so di aver sempre pensato dentro di me a questi accadimenti come a R.T.N., utilizzando una definizione ricavata da lavori di Freud letti in diverse occasioni, la quale mi era rimasta impressa e di cui in qualche modo mi ero appropriata. La III Conferenza di Wembley (Londra) della Federazione Europea del 1979 mi incuriosì per il suo tema “Nuove prospettive sulla R.T.N.” e mi stimolò a mettere a fuoco teoricamente il concetto: malgrado questo stimolo le definizioni, le relazioni, gli spunti, le riflessioni rimasero dentro di me in un'area