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Il volume che Mario Lavagetto ha dedicato a percorrere, con grande competenza testuale e intelligenza ermeneutica, l'itinerario freudiano, propone la lettura dei libri della psicoanalisi come testi, tessuti espressivi, isolandoli nella loro valenza letteraria, contemplandoli nel fascino narrativo, senza collegarli a questioni di dottrina o di terapia. Probabilmente era necessario un critico letterario per rimettersi sulle tracce della vocazione freudiana a scrivere. Un critico formatosi alla scuola di Giacomo Debenedetti, addestrato all'analisi di autori quali Svevo e Saba e convinto a esplorare i territori sommersi dei testi freudiani, senza altro scopo che non sia il piacere dell'operazione in sé, della ricognizione su tragitti interni all'opera, magari già percorsi e qui ripercorsi con una sorta di consapevole, volontaria “ingenuità filologica”. Questo libro, mentre non cerca “di integrarsi in alcuna teoria generale della interpretazione”, si offre come pochi altri a un sereno confronto e a una impregiudicata valutazione da parte dei lettori di parte psicoanalitica. È un libro infatti che rifugge da pregiudiziali e da polemiche, che hanno reso il dibattito fra psicoanalisi e scienze alquanto ripetitivo e insolubile. Il piacere del testo, frugato in un andirivieni allusivo alla “passeggiata immaginaria” di cui parla Freud nella lettera a Fliess del 6 agosto 1899, allorché descrive analogicamente il cammino da intraprendere per inoltrarsi, senza perdersi, nell' Interpretazione dei sogni. Un libro che non si applica alla psicoanalisi in quanto “disciplina”, ma solo in quanto “effetto” e “senso” dell'opera freudiana. Ma che non trascura di rispondere alla domanda “se la psicoanalisi è una scienza”, pur non impegnandosi né in un sì né in un no, ma battendo la strada della “legittimità epistemologica” di una scienza che ha bisogno di regole altre e diverse, rispetto a quelle delle scienze fisiche e naturali, per la diversità e l'intrinseca eccezionalità dell'oggetto. I