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Del concetto di fantasia inconscia si è enormemente parlato negli ultimi decenni come conseguenza della teorizzazione kleiniana e post-kleiniana che, a partire dal notissimo studio della Isaacs, ne ha fatto un elemento ubiquitario che percorre incessantemente la vita mentale nei suoi aspetti sia diurni che onirici. Nel libro dei due psicoanalisti inglesi Moses e M. Eglé Laufer il concetto di fantasia viene riportato entro ambiti più ristretti e classici, fornendo, tuttavia, il nucleo di un'ipotesi teorico-clinica originale e stimolante. L'ambito della fantasia preso in esame è qui quello connesso alla sessualità e in particolare alla masturbazione.
Gli autori definiscono “fantasia masturbatoria centrale” un reticolo mentale inconscio che, formatosi nell'infanzia, si fissa, nel suo quadro definitivo, all'inizio dell'adolescenza. Si tratta di una raffigurazione mentale assai complessa che comprende diversi “soddisfacimenti di tipo regressivo” nonché “le principali identificazioni sessuali”: fenomeno universale, di per sé non ha nulla di patologico, ma può, a determinate condizioni, costituire il substrato e il nucleo della patologia adolescenziale.
Durante l'adolescenza i desideri edipici vengono messi alla prova in una condizione nuova, quella del corpo sessualmente maturo e, normalmente, l'adolescente riesce alla fine ad accettare un compromesso fra ciò che desidera e ciò che è consentito.