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L'Autrice, Mimma Noziglia, sensibile psicologa formatasi alla scuola di Marcella Balconi, ai Seminari Novaresi di M. Harris e D. Meltzer e al Corso di Osservazione Modello Tavistock di Milano, ci offre un'interessante cronaca e riflessione sul formarsi di un Asilo Nido concepito e realizzato come un ambiente adatto alla crescita e alla salute mentale dei bambini. È nota la concezione del Nido come ambiente a rischio e “mondo senza madre” in cui il bambino piccolo soffre abbandono e deprivazione; Noziglia ci mostra qualcosa di molto diverso: un nido che svolge una funzione per far crescere bambini felici e ben adattati. La tesi dell'Autrice emerge poco a poco attraverso la storia di alcuni di questi bambini che vengono guardati sia nel rapporto con le loro educatrici che con i genitori. Scrive Noziglia: “… avevamo imparato a riconoscere e ad accettare l'importanza della relazione tra genitori e figli, tra educatrici e bambini, tra noi e i genitori all'interno del nostro stesso Collettivo; spesso i conflitti che sorgevano inevitabilmente in una situazione dove i rapporti erano così individualizzati, avevano portato a momenti di scoraggiamento e a tentazioni di rinunce” (p. 44). Dal momento che si trattava di organizzare un Asilo Nido “di tipo nuovo” il Collettivo di lavoro composto da tutto il personale aveva libertà nella scelta dei mezzi, strumenti, modalità e tempi idonei a raggiungere le finalità sociali ed educative del Nido, e per questi motivi era nel suo insieme un gruppo affiatato ed entusiasta della occasione di realizzare un simile progetto. Ma sin dagli inizi emerse quanto difficile fosse affrontare quotidianamente le difficoltà incontrate con i bambini. Due aspetti