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Se è indubbio che con la sua concezione Freud ha conferito all'esperienza onirica dignità di formazione psichica autonoma, è altrettanto vero che una simile fondazione teorica si è realizzata attraverso l'immediata risoluzione dell'esperienza stessa in tutta una serie di elementi non specifici sia per quanto concerne il significato del sogno (versante interpretativo), sia per ciò che riguarda la maniera in cui esso viene fabbricato (versante metapsicologico). In effetti, l'analisi dei sogni è stata per Freud in primo luogo il mezzo per riconoscere il funzionamento del processo primario; e la nota formula del sogno come via regia per l'inconscio, ne sottolinea il valore referenziale a scapito di quello sostanziale.
Una simile tendenza “riduttrice” si evidenzia ancor più se ci interroghiamo circa la collocazione topica della formazione onirica. Al riguardo, un primo equivoco da sgomberare è l'inclusione del sogno nel sistema Inc. “Il sogno — scrive Freud (1920) — non è l'inconscio… ma la forma nella quale un pensiero, scartato dal preconscio, o persino dalla coscienza…, ha potuto rifondersi grazie alle favorevoli condizioni create dallo stato di sonno”; e altrove (1921): “Il sogno è soltanto una forma del pensiero, una trasformazione del materiale ideativo preconscio ad opera del lavoro onirico e delle sue leggi”, sotto la pressione di moti inconsci di desiderio. Da questa ed altre citazioni (1922), vediamo che il problema dell'ubicazione topica, più che per il sogno in loto, si pone per i suoi diversi aspetti o elementi. Così, il contenuto manifesto, in quanto ricordato al risveglio, appartiene