You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Le autopercezioni, ossia le sensazioni provenienti dal funzionamento stesso dell'apparato percettivo, hanno per Freud grande importanza. Le sensazioni provenienti dall'apparato percettivo che si integra sono due: sensazioni di tempo, che derivano dal funzionamento stesso del sistema P-C (1922); sensazioni di dolore, che derivano dal funzionamento degli organi . Per Freud quindi la definizione temporo-spaziale della mente deriva dall'autopercezione. Il dolore atemporale determina la percezione degli organi e dello spazio corporeo, in quanto l'organo dolente (presentazione-di-cosa inconscia che procura dolore) attira l'attenzione conscia, per urgenze difensive. Vale a dire: il dolore attiva l'attenzione sulla pelle, sulle mucose e sugli organi interni molto di più delle sensazioni piacevoli.
Più volte Freud segnala che il dolore ha qualità particolari che lo differenziano da ogni altra percezione (1922): mentre tutte le presentazioni-di-cosa devono essere associate alle corrispettive presentazioni-di-parola per raggiungere il Conscio, il dolore invece è percepito direttamente. Se ad esempio un piede fa male, il dolore e la relativa presentazione-di-piede si propagano con immediatezza in ogni strato della struttura psichica senza bisogno d'intermediari o di facilitazioni d'alcun genere. Scatta una sensazione indefinita che si definisce quando sul piede si appunta l'attenzione conscia.
Quindi risulta che il dolore è associato direttamente alle presentazioni-di-organo, ed è mentale-organico-inconscio. Ossia: se il dolore non avesse qualità mentale, non potrebbe propagare al Conscio le presentazioni dolorose, tanto è vero che